SAHARAWI

IL TERRITORIO

"Prima di ogni oasi c'è un deserto da affrontare"

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Si calcola che siano presenti 300.000 Saharawi nei campi profughi nell’estremo sud-ovest dell’Algeria. Tuttavia si tratta di un numero approssimato, perché una buona parte della popolazione, per motivi di lavoro e/o studio, si trova all’estero.

Il territorio che ospita i campi profughi è di circa 100 kmq ed è interamente desertico, pertanto con clima arido e piovosità quasi assente. L’acqua è reperibile a breve profondità, ma ha una salinità elevata.

Le tendopoli nel deserto algerino hanno, a fini amministrativi, gli stessi nomi e funzioni delle vere città del Sahara Occidentale, le stesse che i Saharawi hanno dovuto abbandonare a causa della guerra di occupazione portata avanti dal Marocco.

Ci sono in tutto 4 province, dette wilaya: El Ayoun, Smara, Dajla e Boujdur. Ogni willaya è divisa in 6 o 7 ‘comuni’ detti daire. In questo modo, attraverso l'organizzazione spaziale dei campi, si ricreano l’identificazione e il legame con la patria di origine.

Ogni tendopoli ha la propria organizzazione politica rappresentativa, con tanto di responsabili per l’igiene, la scuola e l’alimentazione, il tutto reso ancora più sorprendente dall’armonia fra la gente. A questo riguardo, è facile accorgersi della solidarietà che c’è tra le persone, ma non solo: balza subito agli occhi la consapevolezza e la fierezza di appartenenza ad un nucleo ben preciso, il popolo Saharawi. Tale aspetto è intuibile ogni volta che vengono trattate questioni non solo politiche ma anche sociali: la politica, che è stata fatta e si continua a fare, è fondata sull’importanza di aumentare il più possibile l’appartenenza al popolo, attraverso il recupero e la valorizzazione della tradizione e della storia Saharawi.

I Saharawi hanno costruito un’organizzazione sociale dove tutti sono chiamati a ruolo attivo, dove sono valorizzati gli anziani, e soprattutto dove le donne condividono responsabilità a tutti i livelli. La priorità spetta all’educazione e alla sanità, campi in cui il ruolo delle donne è particolarmente importante. Tutti i giovani ricevono un’istruzione a livello elementare e ora anche medio, ed esiste, malgrado lo scarso materiale sanitario, una diffusa medicina di base.

In questo modo si evita l’instaurazione di quei meccanismi di attesa passiva, di fatalismo, smobilitazione e corruzione così comuni nei campi profughi africani.

Il largo margine di autonomia e di iniziativa lasciato ai Comitati di base, ha stimolato l’ingegnosità e la creatività Saharawi, che si esplica in attività come il recupero e il riciclaggio di qualsiasi tipo di materiale e nella creazione di esperimenti agricoli.

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L’aspetto dei campi è profondamente cambiato dal 1975 ad oggi. Le tende innalzate con pezzi di stoffa sono state sostituite da teli più resistenti e sono state progressivamente arredate.
Negli ultimi anni, accanto alle tende, si sta assistendo alla costruzione di case realizzate con mattoni di sabbia e, dopo l’alluvione del 2017, anche con mattoni di cemento, dotate di gabinetti con fossa biologica per evitare le epidemie, e di recinti per delimitare gli spazi e vivere in maggiore intimità.

Le strutture pubbliche, quali scuole, dispensari, centri amministrativi, sono state le prime costruzioni in mattoni di sabbia, progressivamente ingrandite e migliorate, e ormai le tendopoli si sono trasformate in veri e propri villaggi in mattoni di sabbia e talvolta cemento. A partire dagli anni ‘90 è cominciato a circolare denaro, e pertanto è stata migliorata e integrata l’alimentazione con l’acquisto di alcuni beni di consumo. Nello stesso periodo, grazie ai pannelli solari, è stata assicurata l’illuminazione delle case.

Gran parte dei mezzi materiali proviene dalla cooperazione internazionale, anche se negli ultimi anni gli aiuti sono stati dimezzati.

La Commissione Europea, in particolare il suo Ufficio per gli aiuti umanitari (ECHO), rappresenta il principale fornitore di aiuti quali quelli alimentari (riso, orzo, latte in polvere, carne di cammello), assistenza medica e logistica, con un programma di ripristino d’emergenza e depurazione dell’acqua. Dal 1993 ha destinato a loro favore circa 96 milioni di euro. Nel 2001 ha adottato una decisione per assicurare loro la fornitura di scorte di generi di prima necessità, così da garantire un regolare e costante approvvigionamento ai campi profughi. A questa decisione è seguito un piano globale destinato al fabbisogno sia di prodotti alimentari che non (soprattutto tende e assistenza medica), nonché al sostegno nella produzione locale di uova.

Le scorte di sicurezza degli alimenti base, forniti dal Programma Alimentazione Mondiale (PAM) che finanzia a sua volta la Direzione Generale degli aiuti Umanitari Europei, stanno subendo diminuzioni continue negli ultimi anni.

La Croce Rossa Saharawi denuncia giornalmente che tale discontinuità e diminuzione può provocare una vera carestia nelle tendopoli, interamente dipendenti dall’aiuto internazionale. Le cause principali di questa difficile situazione secondo le fonti Saharawi sono sia il mancato rispetto degli impegni presi dalle agenzie dell’ONU, in modo particolare dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Profughi (UNHCR), sia l’atteggiamento del PAM che si è piegato alle pressioni del governo marocchino e dei suoi alleati per stremare i profughi Saharawi.
In questa situazione la vita negli accampamenti diventa ancora più difficile e la condizione di isolamento sempre più forte.

Le famiglie sono costrette ormai a comprare il necessario per il sostentamento quotidiano nei mercati perché, anche quando arrivano gli aiuti, le quantità sono scarse e non bastano per la sussistenza.

Le conseguenze della scarsità di aiuti alimentari stanno modificando la struttura sociale egualitaria presente nei campi profughi: la disuguaglianza tra le classi sociali si sta accentuando e, sebbene sia presente una forte solidarietà tra le persone, se a breve non avverrà un cambiamento di rotta la pazienza di questo popolo verrà meno.

Quello che sta accadendo ha connotati drammatici e, se non ci sarà un miglioramento, ciò si rifletterà inevitabilmente sulle scelte politiche future di questo popolo che, già stremato dall’attesa di una soluzione politica, non può essere anche vessato da queste problematiche.